La Commissione europea ha pubblicato lunedì, 18 maggio, la quinta relazione sullo stato di Schengen, il rapporto annuale che esamina gli sviluppi nell’area senza controlli alle frontiere interne e fissa le priorità per l’anno successivo. Secondo Bruxelles, lo spazio Schengen continua a dimostrare resilienza grazie agli sforzi congiunti condotti a livello europeo e nazionale, ma resta sottoposto a pressioni crescenti in un contesto geopolitico segnato da instabilità, migrazioni, esigenze di sicurezza e tensioni alle frontiere esterne. La Commissione invita ora il Consiglio Schengen a discutere la relazione  2026 e ad adottare le priorità per il biennio 2026-2027 in occasione della riunione del Consiglio Giustizia e Affari interni prevista a giugno.

“Per mantenere Schengen aperto e sicuro, dobbiamo modernizzare la gestione della mobilità e dei rischi per la sicurezza”, ha affermato in una nota, la vicepresidente esecutiva per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, Henna Virkkunen. “Stiamo promuovendo la digitalizzazione e l’interoperabilità dei sistemi informatici su larga scala. Questo è fondamentale per controlli alle frontiere più efficaci, una migliore consapevolezza della situazione e, in definitiva, uno spazio Schengen più sicuro”, ha aggiunto.

“Allo stesso tempo, in particolare attraverso il Patto sulla migrazione e l’asilo, stiamo rafforzando la gestione dei migranti e dei rimpatri, intensificando al contempo gli sforzi per attrarre talenti per l’innovazione e migliorare la competitività globale dell’UE”, ha affermato Virkkunen.

Secondo il commissario per gli Affari Interni e la Migrazione, Magnus Brunner, l’UE si trova “a un punto di svolta per la gestione delle frontiere e delle migrazioni”. Il commissario europeo ha rivendicato l’implementazione del sistema di gestione delle frontiere più moderno al mondo, ricordando che al momento l’UE si trova “nella fase finale dell’attuazione della più grande riforma del nostro sistema di migrazione e asilo mai realizzata e stiamo promuovendo nuove norme per garantire il rimpatrio effettivo delle persone che non hanno diritto di soggiorno nell’UE”. Allo stesso tempo, ha aggiunto, “continuiamo ad affrontare ogni giorno nuove sfide e minacce. Insieme agli Stati membri, lavoriamo a stretto contatto per affrontarle e per garantire che lo spazio Schengen continui a esistere e a crescere”.

Nel rapporto, l’area Schengen viene descritta dalla Commissione come uno dei risultati più concreti e apprezzati dell’integrazione europea. Il sistema consente a oltre 450 milioni di cittadini dell’Unione europea di viaggiare, lavorare, studiare e vivere liberamente oltre confine, sostenendo al tempo stesso il commercio, il turismo e la libera circolazione delle merci. Per Bruxelles, la tenuta di Schengen resta quindi non solo una questione di mobilità, ma anche un elemento centrale per il funzionamento dell’economia europea e per la cooperazione nella protezione delle frontiere esterne dell’UE.

La relazione sullo stato di Schengen 2026 evidenzia alcuni risultati considerati significativi nell’ultimo anno. In particolare, la Commissione registra una diminuzione del 26 per cento degli attraversamenti illegali delle frontiere nel 2025 rispetto al 2024. Gli sforzi congiunti degli Stati membri hanno inoltre portato, secondo il rapporto, a un sistema di rimpatri più efficace per le persone senza diritto di soggiorno nell’Unione: il tasso di rimpatrio ha raggiunto il 28 per cento nel 2025, il livello più alto degli ultimi dieci anni.

Un altro elemento centrale del rapporto riguarda il pieno avvio del sistema di ingresso e uscita, l’Entry/Exit System, lanciato completamente nell’aprile 2026. Nei primi sei mesi di attività, gli Stati membri hanno registrato oltre 66 milioni di ingressi e uscite, mentre a 32 mila persone prive del diritto di ingresso nell’UE è stato negato l’accesso. Per la Commissione, l’EES rappresenta un passaggio decisivo verso uno spazio Schengen più solido, digitalizzato e capace di rafforzare il controllo delle frontiere esterne. Nel gennaio 2026 Bruxelles ha inoltre adottato la prima strategia dell’UE sui visti.

Sul funzionamento dell’Entry/Exit System, il portavoce per gli Affari interni della Commissione UE, Markus Lammert, ha precisato che il sistema è “pienamente operativo in tutti i Paesi Schengen” e che il suo obiettivo centrale è “rendere le nostre frontiere più sicure e proteggere i cittadini dell’UE”. Secondo i dati forniti dal portavoce durante il briefing di mezzogiorno a Palazzo Berlaymont, dall’ottobre 2025 sono stati registrati quasi 66 milioni di ingressi e uscite, oltre 32 mila rifiuti di ingresso e più di 800 persone identificate come potenziali minacce alla sicurezza dell’Unione.

Lammert ha inoltre rivendicato la rapidità del nuovo sistema, sottolineando che nella maggior parte degli Stati membri i tempi di trattamento sono “estremamente rapidi”, poco superiori a un minuto. Il portavoce ha riconosciuto che, con l’introduzione di un nuovo sistema, “ci sono sempre cose che devono essere esaminate e che possono essere migliorate”, ma ha assicurato che i problemi emersi in alcuni Stati membri sono già stati affrontati o sono in corso di soluzione.

Sfide ancora aperte

Il quadro tracciato dalla Commissione resta tuttavia accompagnato dal riconoscimento di sfide ancora aperte. Il rapporto sottolinea che l’attuale contesto geopolitico richiede una maggiore responsabilità collettiva per garantire che Schengen rimanga uno spazio sicuro, unito e resiliente. Lammert ha ammesso che “le sfide restano” e che alcune sono aumentate “anche a causa dell’attuale contesto geopolitico”. Per questo, il prossimo ciclo si concentrerà sul consolidamento dei risultati, sulla chiusura delle lacune ancora esistenti e sul rafforzamento della preparazione.

Per il quinto ciclo Schengen, relativo al periodo 2026-2027, la Commissione indica come priorità il consolidamento dei risultati raggiunti, la chiusura delle lacune ancora esistenti e il rafforzamento della preparazione di fronte alle sfide attuali e future. Uno dei primi ambiti di intervento sarà la dimensione esterna di Schengen, anche attraverso la prossima proposta di revisione del Codice dei visti, che dovrà affrontare gli aspetti di sicurezza della politica europea in materia. Bruxelles intende inoltre sviluppare partenariati con Paesi chiave per attrarre talenti, sostenere l’innovazione e rafforzare la competitività globale dell’UE.

Un secondo asse riguarda la costruzione di una frontiera esterna integrata per uno spazio Schengen più sicuro. La Commissione punta sulla digitalizzazione delle procedure, sulla prosecuzione dell’attuazione dell’Entry/Exit System e sul lancio dell’ETIAS, la nuova autorizzazione di viaggio per i viaggiatori esenti da visto. Questo quadro sarà collegato anche all’attuazione del regolamento sullo screening e al rafforzamento della pianificazione di emergenza prevista dal Patto sulla migrazione e l’asilo.

Il rapporto dedica poi un capitolo al sistema dei rimpatri, che Bruxelles considera una delle condizioni essenziali per la credibilità dell’area Schengen. Gli Stati membri sono invitati a rafforzare capacità operative e strumenti di supporto, anche attraverso il sostegno di Frontex. La Commissione punta, inoltre, sull’attuazione della nuova procedura di frontiera per i rimpatri, prevista dal Patto migrazione e asilo, e annuncia per il 2026 una proposta legislativa sulla digitalizzazione dei rimpatri. L’obiettivo è sviluppare sistemi digitali di gestione dei casi, riducendo il carico amministrativo sulle autorità nazionali e semplificando i processi.

Il nodo frontiere interne

Il punto più delicato resta però quello dei controlli alle frontiere interne. Secondo l’elenco aggiornato della Commissione sono dieci i Paesi dell’area Schengen che hanno notificato la reintroduzione temporanea di controlli interni: Paesi Bassi, Svizzera, Norvegia, Danimarca, Polonia, Germania, Austria, Slovenia, Italia, Svezia e Francia. Una fotografia che rende più delicata la lettura trionfalistica del rapporto.

La Commissione parla nel documento di un consolidamento del quadro operativo per la cooperazione in materia di sicurezza interna attraverso un dialogo strutturato e continuo, facilitato dal coordinatore Schengen, con tutti gli Stati membri interessati o colpiti dai controlli. L’obiettivo dichiarato è arrivare a una graduale revoca di tali misure, che negli ultimi anni sono state reintrodotte o prorogate da diversi governi per ragioni legate alla sicurezza, alla migrazione o alla pressione sulle frontiere.

La riforma del Codice frontiere Schengen adottata nel 2024 prevede un intervento della Commissione sui controlli alle frontiere interne dopo 18 mesi di controlli da parte di uno Stato membro, soprattutto a fronte di ripetute proroghe richieste da diversi Stati membri. Lammert non ha indicato una data precisa per un intervento della Commissione UE, sottolineando che i pareri “arriveranno presto”.

Rispondendo a un’altra domanda sullo stato dei controlli interni e sul loro impatto sulla libera circolazione, Lammert ha ricordato che la reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere interne è possibile ai sensi del diritto UE, ma solo alle condizioni stabilite dal Codice frontiere Schengen. La Commissione, ha spiegato, monitora tutte le notifiche e mantiene “un dialogo stretto” con gli Stati membri interessati, insistendo sulla necessità di ridurre al minimo le perturbazioni per i viaggi transfrontalieri e per le economie regionali.

Il portavoce ha inoltre sottolineato che Bruxelles continua a indicare agli Stati membri alternative ai controlli interni, considerate “più efficienti ed efficaci”. Dove i controlli vengono comunque effettuati, ha aggiunto, devono essere adottate misure per limitarne l’impatto “al minimo”. In questo quadro, il portavoce UE ha indicato come centrale il lavoro del coordinatore Schengen della Commissione, in contatto tecnico con le autorità degli Stati membri interessati. L’obiettivo, ha ribadito, è “lavorare verso la progressiva revoca dei controlli alle frontiere interne”.

Sul piano della governance, Bruxelles propone di rafforzare Schengen anche attraverso finanziamenti strategici nell’ambito del prossimo Quadro finanziario pluriennale e discussioni più sistematiche specifiche per Paese. A livello europeo, la Commissione indica tra le priorità il completamento dell’adesione di Cipro allo spazio Schengen, la piena attuazione in Irlanda delle norme Schengen rilevanti per la sicurezza interna e il proseguimento dell’impegno con i Paesi candidati all’adesione.

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